“Chi non viaggia, si perde. Chi si perde, non si è mai messo in gioco”.
Scrivo proprio questo nel mio libro “Sigla” e si, sono felice che questo tema possa essere sviluppato in diversi settori. In occasione del “Monteverdi Festival” al Teatro Ponchielli di Cremona, ho avuto l’opportunità di salire su una metropolitana magica e densa di vita, direzione ORFEO. La prima produzione del festival (Orfeo nel metrò) rende l’opera monteverdiana pop, diventando così tutti protagonisti di quel mezzo tra riferimenti del 1600 e contaminazione tech-social dei millenials. Il talento di Luigi De Angelis (regista) ed Hernán Schvartzman (direttore) è quello di saper arrivare alla gente e alle diverse fasce d’età. Il viaggio nell’ ‘anima di Orfeo’ è partito e bisogna salire a bordo, prima che sia troppo tardi.
Un viaggio emozionale alla scoperta di chi siamo e chi stiamo diventando, non dimenticandoci le nostre radici di provenienza.
Partiamo sempre da quel binario e torniamo lì. al punto di partenza. Abbiamo bisogno di trovare le nostre radici, un giorno.
Il viaggio della nostra vita raccontato in Sigla, mi è passato davanti fermata dopo fermata. Tutti siamo Orfeo, nelle sue debolezze e nella sua forza di riscatto. Luigi De Angelis, attraverso il protagonista, è come se volesse prenderci per mano ed accompagnarci in un mondo frenetico, sotterraneo e buio ma allo stesso tempo vivace, allegro e spensierato.
Next stop: “Orfeo nel metrò”
“Orfeo nel metrò” è un controsenso assoluto: un’assoluta verità. Tutti noi possiamo essere ciò che vogliamo diventare, basta averne la consapevolezza giusta. E qui, tutti, stanno facendo quello che amano, nel posto in cui hanno sempre sognato di essere: basti pensare ai ragazzi dell’Orchestra Barocca della Civica Scuola di Musica “Claudio Abbado”, i giovanissimi protagonisti in scena, le scene incredibili (decorate dagli studenti dell’Istituto Superiore “Antonio Stradivari” di Cremona) e l’intera produzione capitanata da uno staff (passeggeri non per caso, ma per scelta) meraviglioso. Credo molto nelle mani che si stringono: ho avvertito un senso di fiducia tra tutti loro (basti pensare che sono diventato parte attiva dell’opera e sono stato coinvolto in diversi passaggi).
Salire a bordo di quella metropolitana mi ha permesso di vedere per un’ora e quarantacinque la realtà da un punto distaccato (un sotterraneo creato su un palcoscenico con platea e palchetti vuoti a vista) e capire che ciò che Monteverdi raccontava nel 1600 è pienamente condivisibile ai giorni nostri.
Ci si vede alla prossima fermata:
“…Orfeo son io, che d’Euridice i passi Seguo per queste tenebrose arene Ove giammai per vom mortal non vassi…”
Grazie ragazzi per aver reso il viaggio insieme a voi un’avventura nel tempo imperdibile!
La prossima fermata è più vicina che mai: la #sigla più sorprendente di sempre stava per farsi sentire. L’inizio e la fine dei nostri momenti più belli. Ora.
Credits:
Teatro Ponchielli di Cremona
Luigi De Angelis
Gilgamesh Edizioni (citazioni tratte dal libro ‘SIGLA’)